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Palazzo Apostolico

palazzo Apostolico

Solo con l’acquisizione sabauda della città di Roma nel 1870 i Papi abitarono nel Palazzo Apostolico vaticano e che prima di allora essi optarono per decine e decine di diverse residenze. Innocenzo III (1198-1216) fece costruire una residenza in Vaticano ponendo così un'alternativa al Laterano. I Pontefici dell’età moderna che presero in maggiore considerazione l’idea di sfruttare l'area del Vaticano furono Niccolò V e Alessandro VI (1492-1503). 

Entrambi ampliarono il Palazzo e si impegnarono a realizzare nel Borgo una vera e propria cittadella curiale, per giunta fortificata e ben separata dalla zona più popolata di Roma da un Tevere che restò fino a metà Ottocento attraversato da tre soli ponti (con l’esclusione di Ponte Milvio). Lo stretto valico che più direttamente conduceva a San Pietro portava sotto le mura di Castel Sant’Angelo e questo garantiva la sicurezza del passaggio. C’era però un’altra realtà: i Papi faticavano a trovare una sistemazione entro il Palazzo vaticano. Alessandro VI si provvide di un appartamento (noto come Borgia) che i suoi immediati successori però non adoperarono. Fu Giulio II (1503-13) a trasferirsi al piano superiore dello stesso edificio, in quelle che oggi sono note come 'Stanze di Raffaello', che continuarono a essere abitate da chi lo seguì fino a Paolo III (morto nel 1549). Papa Farnese si spostava però di continuo, entro e fuori Roma e soprattutto passò lunghi periodi a Palazzo Venezia. A Giulio III (1550-55) quelle stanze non piacquero e si costruì così un appartamento sopra uno dei corridoi del Belvedere (quello verso Sant’Anna). Qui rimase anche Paolo IV (1555-59), poi Pio IV (1560-65) iniziò - e Pio V (1566-72) concluse - la costruzione di una nuova residenza Papale tra la Torre Borgia e il corridoio del Belvedere che dà verso i giardini. 

Non era finita. Gregorio XIII (1572-85), insoddisfatto anche di questa soluzione, realizzando un nuovo ordine di logge sul cortile di San Damaso, ne allestì il retro come propria nuova abitazione. Nel suo fervore costruttivo non si tirò poi indietro Sisto V (1585-90) che infine costruì il palazzo attuale sede del pontefice e dove né lui, né i suoi successori, per tre secoli, avrebbero però posto almeno stabile dimora. Cercherò di dire perché, ma intanto, a giustificare quello che fin qui s’è detto, vado a ricordare che l’architetto del Palazzo sistino, Domenico Fontana, celebrò le virtù dell’edificio che andava realizzando sottolineando come questo fosse ampio, aperto su tre lati, esposto alla luce e ai venti. La precedente irrequietezza abitativa dei Pontefici in Vaticano si spiega soprattutto così: attorno al nucleo antico del Palazzo si potevano solo realizzare residenze esposte a nord e sostanzialmente povere o del tutto prive di luce.
Il Palazzo sistino risolse così il problema, ma, una volta realizzata quella che sembrava la dimora ideale, i Papi non mostrarono di gradirla particolarmente e continuarono a frequentare Palazzo San Marco e presero a utilizzare il Quirinale, ch’era intanto sorto, quale ennesima realizzazione di Sisto V.

     
 
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